di Vincenzo Medde

Sebastiano Satta
Pastore con gregge
«Il pastore ha incorporato in sé, nella propria memoria, destrezza, coraggio e istinto quanto gli occorre per la conduzione del gregge. Secondo la sua stessa rappresentazione egli è uomo che sa il fatto suo, atleta o balente sempre in lotta con la natura, e molto più del contadino capace anche di adattarsi al gioco rischioso del mercato. Ma al mondo non reca che pretese, né la sua intelligenza, per quanto espressiva di miti e poesia, s’applica alle cose per mutarle a loro volta in strumenti o tecniche, cumulando il sapere e le risorse di ieri con quelli di oggi». (G.G. Ortu)
di Vincenzo Medde

«Oggi, in una regione che rientra a pieno titolo nella parte più opulenta e sviluppata del mondo, sono difficilmente immaginabili le condizioni di assoluta povertà, di arretratezza e di fame dell’Isola, non solo nel periodo bellico e immediatamente successivo, ma per tutti gli anni Cinquanta. Per oltre un decennio, una miseria corale avvolge città e campagna, zone dell’interno e località marittime».
di Vincenzo Medde
Dalla seconda metà dell’Ottocento ai giorni nostri sembrerebbe che l’industrializzazione in Italia abbia seguito un modello diffusivo: dalla Lombardia ad altre aree del Nord-Ovest prima e poi al Nord-Est e al Centro. Ma allora, perché tale diffusione non ha continuato a operare fino a includere il Meridione? Perché il Sud è rimasto indietro? Perché negli anni Settanta del Novecento il Sud ha ripreso ad allontanarsi dal Nord-Ovest mentre il Nord-Est-Centro si avvicinava?
di Vincenzo Medde

Acque ed erbe palustri vengono irrorate con il DDT
Furat chie benit dae su mare 1… Per una volta (ma, a contarle bene, sarebbero più d’una), chi veniva dal mare – Americani e “continentali”, insieme nel “Sardinian Project” – sbarcava nell’Isola non per rubare, ma per realizzare un esperimento che avrebbe liberato i Sardi da una malattia antichissima, la malaria.
di Vincenzo Medde
In queste terre desolate – chiazzate di paludi, acquitrini, fossati, ristagni d’acqua, cave, conche e rivoli, luoghi tutti in cui prosperavano le zanzare, i terribili vettori della malaria – imperversava il morbo, che a metà degli anni Ottanta dell’Ottocento colpiva l’87% dei comuni, cioè 316 su 364. La Sardegna era conosciuta da molto tempo come isola malarica; scrittori, viaggiatori, visitatori, funzionari governativi ne avevano infinite volte lamentato l’insalubrità e la pericolosità, ma negli anni Ottanta si resero disponibili anche in Sardegna dati statistici che permettevano di avere un’idea molto più precisa che in passato della diffusione del morbo nell’Isola.
di Vincenzo Medde
1. LA MALARIA “MALATTIA NAZIONALE ITALIANA”
Nei decenni che seguirono l’Unità d’Italia la malaria costituiva «il più grave problema di sanità pubblica a livello nazionale» (Snowden, p. 45). Nel 1882 il senatore Luigi Torelli pubblicò la prima carta della diffusione della malaria in Italia, presupposto conoscitivo per quella che nel 1884 chiamava la necessaria «guerra nazionale» per liberare l’Italia dalla «tirannia della malaria».
di Vincenzo Medde
«Lo
Statuto speciale, che dà vita alla Regione autonoma sarda, fu approvato dall’Assemblea costituente in una delle ultime febbrili sedute del gennaio 1948, dopo un rapido esame degli articoli e senza quella discussione generale che precede normalmente l’esame e l’approvazione di un disegno di legge. […]
Così la Sardegna ottenne, quasi senza dissensi, l’autonomia regionale cui aspirava da quasi un secolo. Eppure, proprio in quei giorni, per singolare coincidenza, ricorreva il centenario dei moti popolari di Cagliari e di tutta l’Isola che portarono appunto, tra il novembre del 1847 e i primi mesi del ’48, alla soppressione degli antichi istituti autonomistici e alla totale unificazione della Sardegna con gli Stati Piemontesi e quindi con la nascente nazione italiana».
Renzo Laconi
Qui appresso una sintetica ricostruzione cronologica delle fasi che portarono alla conquista dello Statuto della Sardegna autonoma.
di Vincenzo Medde
Pietro Soddu, Sardegna. Il tempo non aspetta tempo. Dialogo tra un Autonomista, un Federalista e un Sovranista, Edes, Sassari 2014.
Le sorti del popolo sardo non sono più, se non in minima parte, nelle sue mani, così come non lo sono le sorti di nessun popolo, neanche dei più grandi e dei più potenti […] perché le forze della globalizzazione operano al di fuori di tutti i confini, al di sopra di tutte le leggi, al di là di ogni controllo, operano senza vincoli e senza obblighi. (pp. 14-15)